Nasce il tifo organizzato

di Matteo Kogoj

Proprio in questi anni nascono i primi gruppi di tifosi organizzati.1 A lanciare l’idea è l’allenatore dell’Inter, il mago Helenio Herrera, la quale viene accolta dal club nerazzurro, di attivare una rete di gruppi organizzati, disposti a seguire e incitare la squadra con continuità.

Originale, per l’Italia, era l’attenzione di Herrera agli umori del pubblico. Egli aveva, fin dalle sue prime esperienze di allenatore, coltivato, con i suoi atteggiamenti da tribuno, l’istintiva capacità di tenere sempre alta la tensione degli spalti. Era convinto, sulla base dell’esperienza e di una rozza psicologia, che il pubblico adeguatamente eccitato, fosse effettivamente determinante per i successi della squadra, soprattutto sui campi avversari. Egli propose a Moratti di importare il modello, già sperimentato in Spagna, di una rete di associazioni, ben strutturate, di aficionados per creare un massiccio seguito alla squadra in trasferta. A differenza del Milan, che aveva disputato la finale della Coppa dei Campioni senza un seguito di tifosi organizzati, l’Internazionale conquistò a Vienna, il 27 maggio del 1964, il maggiore trofeo europeo in un clima quasi di casa. Gli spalti del Prater, teatro della finale con il Real Madrid, furono riempiti da 30.000 sostenitori interisti, che raggiunsero la capitale austriaca grazie alla diffusa ed efficiente rete degli Inter Club, colorando l’imponente stadio austriaco di sciarpe e di stendardi nerazzurri. Di nerazzurro di tinsero le strade di molte città italiane, persino del sud, dopo la fine della partita, che fu seguita dalla televisione. Fu allora che l’Internazionale divenne, dopo la Juventus e il Milan, la terza squadra italiana in grado di nazionalizzare il proprio tifo. (Papa & Panico, 1993: 83 vol. 2)

Il 4 maggio 1965 i tifosi dell’Internazionale, sbarcati in Inghilterra per assistere alla gara di andata delle semifinale di Coppa dei Campioni, furono letteralmente travolti dall’onda del tifo dei sostenitori del Liverpool.

Quando l’Inter approdò a Liverpool nel 1965 per il primo incontro della semifinale della Coppa dei Campioni, lo stupore del telecronista fu lo stesso dei telespettatori italiani di fronte alle immagini che provenivano dalla città dei Beatles. “Mai visto niente di simile” scrissero all’indomani tutti i giornali nazionali commentando l’incredibile baraonda vista allo stadio di Anfield, l’onda colorata dei tifosi […] mossa da un canto corale incessante. (Triani, 1990: 69)

Pare che un capo storico del tifo interista dell’epoca, abbia dichiarato più tardi di aver provato il mal di mare di fronte alle veementi, ripetute e colorate rappresentazioni, disegnate dal movimento dei tifosi inglesi sugli spalti. Imparata presto la lezione, i tifosi milanesi, due settimane più tardi, trascinarono alla rivincita i loro beniamini in un clima da torcida brasiliana. Per la prima volta in uno stadio italiano delle stelle filanti fatte con rotoli di carta igienica vennero rovesciate sul campo di gara e slogan e battimani ritmati sostituirono i consueti ritornelli dialettali o da osteria. Nel giro di pochi giorni, il tifo interista era stato capace di allestire un spettacolo di tutto rispetto, esortando il pubblico a sbarazzarsi dei vecchi rituali nostrani.2

Nacque in quegli anni anche in Italia il tifo organizzato, il fenomeno più tipico del calcio mondiale della seconda metà del Novecento, che segna una vera e propria svolta nella storia sociale del calcio.

Questo salto qualitativo della partecipazione allo spettacolo sportivo era stato preceduto da un notevole balzo in avanti della crescita del pubblico. Gli stadi si erano riempiti sempre più di appassionati e gli spettatori delle partite di serie A e B nel giro di dieci anni -dal 1960 al 1970- erano cresciuti del 29%. Il fenomeno non si limitava alla massima serie: anche intorno ai campi dei centri minori la passione per il pallone, resa più solida dalla conquista di un decoroso benessere in molta parte della provincia italiana, ebbe una crescita senza precedenti. Tra il 1962 e il 1970 i sessanta impianti della serie C accolsero un milione e mezzo di spettatori in più, corrispondente a un incremento del 83%. (Papa & Panico, 2000: 85)

Al tifo spontaneo si affiancava una vera e propria struttura della passione, con i suoi meccanismi di reclutamento e di divisione dei compiti, con i suoi statuti e le sue gerarchie.

1 Marchi (2004), 151.152

2 Papa e Panico (2000), 85