UNO SGUARDO SULL’ITALIA NEGLI ANNI DEL MIRACOLO ECONOMICO. Si mangia di più e meglio

di Matteo Kogoj

Il periodo compreso tra il ’51 e il ’63 furono gli anni detti del “miracolo economico” destinati a mutare il volto di un paese che in passato solo a tratti aveva superato i confini dell’arretratezza.

In Italia tra il 1951 e il 1958 e poi, con maggiore accelerazione, tra il 1958 e il 1962, la ricchezza nazionale crebbe con una media annuale di quasi il 6% mentre l’industria raddoppiava il suo fatturato, l’agricoltura subiva radicali trasformazioni e le attività commerciali raggiungevano un’intensità senza precedenti. (Papa & Panico, 2000: 41)

È bene osservare come il “miracolo economico” italiano non acquistò i caratteri di uno sviluppo equilibrato, sia per quanto riguarda l’aspetto territoriale che sociale.

Rimasero o si accentuarono i divari regionali, mentre era notevole la sproporzione tra la creazione di una nuova ricchezza e la sua distribuzione sociale. Soprattutto nei primi anni di questo decennio felice dell’economia italiana l’aumento delle retribuzioni del lavoro dipendente fu di gran lunga inferiore alla crescita produttiva. Questo squilibrio da parte dei profitti diede una spinta salutare agli investimenti, con effetti benefici per l’occupazione, ma non valse a incrementare i consumi voluttuari. Nel 1960 gli italiani riservavano all’acquisto del cibo circa la metà dei bilanci famigliari, anche se, a differenza degli anni dell’immediato dopoguerra, la penuria alimentare era solo un doloroso ricordo. Ai cereali, i secolari tiranni della tavola, si aggiunsero in misura notevole le carni, la frutta, i formaggi. Gli italiani mangiavano di più e meglio: Di ciò si giovarono soprattutto i giovani, che alle visite di leva del 1955 si presentavano con uno stato di salute di gran lunga migliore, oltre che con una statura più alta. (Papa & Panico, 2000: 41)

L’eccedenza energetica di questa condizione fisica venne impiegata in misura assai limitata nella pratica sportiva. I danni che la guerra e l’occupazione militare avevano recato agli impianti sportivi, furono tra gli ultimi a essere riparati nell’opera di ricostruzione. A farne le spese erano soprattutto le palestre, le piste d’atletica, le piscine e tutti quegli impianti dove si praticavano gli sport senza profitto, sicché si dovette aspettare i giochi olimpici di Roma nel 1960, affinché l’intera impiantistica italiana si avvicinasse ai livelli europei. Laddove invece lo spettacolo sportivo era redditizio o di richiamo, come nel calcio, l’iniziativa pubblica e privata aveva provveduto alla restaurazione degli stadi.

BIBLIOGRAFIA

Papa, A & Panico, G. (2000), Storia sociale del calcio in Italia, Il Mulino, Bologna.