Il corpo dell’atleta nell’ideologia fascista

di Matteo Kogoj

La centralità del corpo, del virilismo, dell’atletismo è uno dei capisaldi della ideologia e della liturgia sportiva fascista, in tutte le sue versioni. Il fascismo gode di una dottrina del corpo che è nel contempo metafora politica. Il leader, il duce è l’atleta e l’atletismo è conseguentemente la variante civile del combattente o del combattente nello scontro civile. L’insieme delle qualità fisiche del corpo si accompagna alle qualità psichiche di volontà, aggressività, destrezza, astuzia.1

Il corpo dello sportivo è stato spesso identificato con il corpo della nazione.

[…] il “corpo dell’atleta” è stato per un certo periodo il “corpo della nazione”, […] la sacralità e la salute di questo corpo riflettevano simbolicamente la sacralità e la salute del potere (corpo) politico. (Boni, 2005: 110)

Questo tema è supportato da una sconfinata letteratura di stampo futurista, come pure dalla propaganda. La devozione eloquente e fanatica di Marinetti verso la grande e nuova idea che scaturisce dalla vita moderna – l’idea di bellezza meccanica -, unita alla sua affinità con l’elemento dinamico dello sport, fa di lui il maggiore espressionista sportivo della sua epoca. Secondo Rusconi, uno dei punti fragili, anzi contraddittori dell’ideologia fascista è il gioco di squadra che presuppone reciprocità, coordinamento, autocontrollo. L’ideologia fascista risolve questo dilemma attraverso i principi della subordinazione al capo e al mito del gruppo organico – il cui referente ultimo è la nazione, intesa come popolo e razza -, i quali prescrivono la disciplina collettiva, ed eventualmente il sacrificio.

Il corpo del sovrano è il corpo dello Stato; talvolta, come nel Leviatano di Hobbes, gli stessi corpi dei sudditi vengono a formare il corpo del Re, in un organismo gigantesco e mostruoso. (Boni, 2005: 110)

Nel Mein Kampf (1925), Adolf Hitler associa la formazione dei suoi primi ideali con l’aver simpatizzato con ragazzi estremamente robusti. All’interno della sua opera, sono inseriti almeno una ventina di riferimenti favorevoli allo sport e al culto del corpo2. Diversamente da Mussolini, Hitler non coltivava un genuino interesse nei confronti dello sport salvo che la sua utilizzazione come forma di espressionismo politico: un esempio emblematico è simboleggiato dallo spettacolo olimpionico del 1936 a Berlino. Il corpo è il nucleo dell’antropologia politica nazista. L’estetica del corpo rappresentava un fondamento della dottrina razziale, nella quale il corpo degli ariani viene esaltato e rappresentato da fredde emozioni superiori e da vedute eroiche, in contrapposizione alla debolezza e all’effeminatezza del tipo ebreo che è facilmente eccitabile, ha sentimenti accesi e una minor predisposizione alla guerra. 3L’effettiva importanza dell’ammirazione per il corpo si nutre spesso del suo aperto anti-intellettualismo. Nessun altra politica moderna ha prodotto una dottrina della fisicità come il fascismo dove l’estetica viene giudicata in chiave utopistica, attraverso un modello di perfezione fisica. Mussolini fu colui che dimostrò, in modo spesso esuberante, più di tutti, una sensibilità sportiva da ventesimo secolo.

Una mossa strategica fu quella di farsi fotografare su un cavallo che saltava piccoli ostacoli, che, con un’abile inclinazione della macchina fotografica, davano l’impressione a scopo propagandistico, di essere ostacoli formidabili. […] Mussolini descriveva la propria tecnica come la perpetuazione di un’atmosfera elettrica ed esplosiva. “L’Italia è una terra che ama il teatro e i suoi leader devono orchestrare le loro relazioni pubbliche” era solito dire, ed egli lo faceva nel modo più atletico possibile. Mentre era in posa per una foto o mentre brandiva una spada, […] o quando si esaltava esercitandosi alla boxe con il suo istruttore, Mussolini coltivava l’immagine dell’uomo virilmente consapevole delle difficoltà della realtà e pronto ad affrontarle. Si diceva che gli era caro ogni tipo di sport, ma prediligeva quelli più pericolosi. La sua passione per l’equitazione divenne leggendaria […]. Ogni tanto invitava alcuni giornalisti stranieri perché lo vedessero tirare di scherma, giocare a tennis o cavalcare, e li sollecitava a riferire all’opinione pubblica quanto fosse abile ed esperto in questo campo […]. Questo interesse per l’atletismo non fu solamente un espediente propagandistico: derivava sia dall’istrionismo di Mussolini sia dal suo profondo narcisismo fisico che gli forniva l’energia necessaria per le esibizioni pubbliche. Mussolini non tollerava l’idea di invecchiare e si fece radere la testa per nascondere i primi segni dell’età. (Hoberman: 1998: pag. 137)

Prima ancora però che una politica, sostiene Quadrelli, il corpo della nazione è estetica.4 Esiste un fecondo filone di ricerca storica che ha mostrato come proprio l’estetica abbia contribuito a scolpire e modellare “il corpo della nazione”. Il riferimento è soprattutto all’opera di George L. Mosse, che ha evidenziato quanto il nazionalismo e la nazionalizzazione delle masse si siano fondati sugli ideali estetici della bellezza, dell’armonia e della purezza del corpo. Per Mosse (1974), la salute del corpo, è pervasa da miti e simboli che nella nuova liturgia nazionalista sono espressione diretta di ideali estestici.

Il popolo non fu più visto come una semplice accolta di individui, ma come l’incarnazione di un’idea di bellezza dell’anima, proiettata sul mondo esterno. (Mosse, 1974: 51)

La salute del corpo, quindi, diventa bellezza morale, e insieme esse stabiliscono la statuaria fisicità della nazione.Il rapporto tra sport e politica acquistò una forma organica soprattutto nell’esperienza del fascismo in Italia, che elevò l’attività sportiva a strumento di aggregazione delle masse popolari. Nelle scuole di ogni ordine e grado, l’educazione fisica e l’attività sportiva divennero strumenti di attivazione degli strati giovanili promuovendo coinvolgimento negli obiettivi del regime. La capillare organizzazione di base promossa dal regime non tardò a dare i suoi frutti sul piano dei successi sportivi. Negli anni venti e trenta, l’Italia colse ragguardevoli successi in alcune discipline particolari; nel ciclismo grazie alle affermazioni di grandi campioni (Costante Girardengo, Alfredo Binda, Learco Guerra e Gino Bartali) e nella boxe, dove Primo Carnera conquistò nel 1933 il titolo mondiale dei pesi massimi.

L’Italia calcistica negli anni trenta divenne massima protagonista mondiale grazie alle due vittorie consecutive nel campionato del mondo (1934 e 1938) e alla conquista dell’oro olimpico a Berlino nel 1936.

Il corpo è un politicum”. Questa espressione è una tesi centrale del più importante teorico nazista dello sport, Alfred Baeumler. L’organizzazione sportiva del regime fascista ebbe imitatori anche in altri regimi dittatoriali dell’epoca, a cominciare dalla Germania hitleriana che elevò lo sport a strumento di affermazione della superiorità della razza tedesca e soprattutto ne fece, attraverso le olimpiadi di Berlino del 1936, un mezzo per propagandare sul piano internazionale l’efficienza e la modernità del Terzo Reich. Finanziata, per la prima volta nella storia olimpica, con il concorso dello Stato e accompagnata da uno straordinario sforzo organizzativo e scenografico, l’olimpiade berlinese rappresentò per il regime l’occasione perfetta di celebrare l’evento come una grande risonanza internazionale.

1 (Rusconi, introduzione trad. it di Hoberman, 1988 p. 13)

2 Hoberman (1988) p. 231

3 Hoberman, p. 234

4 cit. in Boni (2005), p. 110

BIBLIOGRAFIA

Boni, F. (2005), Sport, media e identità in Media, identità, globalizzazione, Carocci, Roma;

Hoberman, J. (1988), Politica e sport (1984), Il Mulino, Bologna.

 

MAGISTERMATTE

Ho avuto una vita rocambolesca, è impossibile descriverla in poche righe. Fin da quando ero bambino il mio temperamento irriflessivo mi ha causato un sacco di guai. Ero refrattario alle regole e mi rendevo protagonista di gesti sostanzialmente irragionevoli, dettati perlopiù dalla mia innaturata sconsideratezza. Nel baillame degli anni a venire mi avvicinavo sempre più a quel mondo di gente sconclusionata, uno strambo campionario di tossicomani della peggior risma, ubriaconi puzzolenti, artisti squattrinati, geni incompresi, avvocati deliranti, psicopatici, studenti ripetenti, cialtroni. Sono caduto per la via annusando da vicino e toccando con mano i sotterranei dell’esistenza. Guardare le cose dal fondo, da ultimo, con leggerezza, può riservare sorprese. Mi sono rialzato. Desideravo da molto tempo avere uno spazio dove esprimermi e dare libero sfogo alla mia spiccata e incontenibile curiosità verso le cose della vita. Di seguito trovate le mie impressioni. Chiunque ritiene di avere bisogno, anche solo parzialmente, di questa mia misera produzione intellettuale può saccheggiare liberamente con il mio consenso. Scrivo per soddisfare essenzialmente un piacere personale, poiché mi fa sentire sereno, in pace.