IL RAGGIO DELLA MISERICORDIA

di Matteo Pizzini

“Eccolo !”. Gridò padre Amos all’improvviso puntando di scatto il dito indice verso il monitor numero 5.

Tempestava concitatamente lo schermo di colpetti, indicando un uomo su una sedia a rotelle che veniva faticosamente sospinto da una figura femminile, tutta incurvata nello sforzo di superare un pendio che evidentemente era più impegnativo di quanto si potesse pensare a giudicare dall’inquadratura.

“Il soggetto prescelto è questo ! Questo qui con la camicia azzurrina. Mi raccomando suor Agatha, non si sbagli !”.

La suora, a cui era stata rivolta così ingiustamente quell’esortazione, gli rivolse uno sguardo di indispettito stupore.

“E’ successo.”. Si limitò a commentare sbrigativo padre Amos. Adesso era solo questione di tempo. Si trattava di aspettare il momento giusto.

Gli occhi dei due religiosi seguivano attentamente gli spostamenti dell’uomo e della sua minuta scorta che, peregrinando da una zona all’altra del santuario comparivano ora su uno schermo, ora su un altro.

“Il monitor numero 4 frigge un pochino” Osservò la suora, più che altro per ingannare l’attesa.

“Si, è da qualche giorno che dà delle noie, lo faremo controllare…” Rispose l’uomo meccanicamente, non badandole affatto “Ottimo soggetto…”.

Ricapitolava assorto con una cantilena a mezza voce “Non credente; patologia incurabile; è venuto qui solo a seguito di forti insistenze dei familiari… Un campione perfetto !”.

“Padre !” Esclamò suor Agatha ridestandolo dalle sue elucubrazioni.

“Ecco ! Si tenga pronta !” Esclamò lui. Il soggetto era ora inquadrato dalla webcam posizionata all’entrata delle piscine.

Pazientemente aspettarono che  giungesse per l’oggetto del loro interesse il turno di immergersi. Infine videro gli inservienti sollevarlo di peso e adagiarlo delicatamente nell’acqua gelida.

“Ora !” Diede ordine padre Amos.

La suora spinse il cursore fino a livello 9.9 e premette il pulsante. “Bene ! Benissimo !” Approvò soddisfatto il prete. La donna assentì impercettibilmente col capo e poi si voltò a guardare la macchina, che restò in perfetto silenzio.

Era una cosa, questa, che la disturbava enormemente. Ogni volta si aspettava, o meglio, le sarebbe sembrato corretto che quell’affare, vagamente simile a un forno a microonde, vibrasse o producesse un qualche suono o desse un qualsiasi altro segno d’attività.

Invece restava immobile e silenzioso. Eppure tutta la sua oscura ed intricata dotazione di apparati, valvole, condensatori e Dio solo sa cos’altro si metteva all’opera e dopo una rapidissima gestazione, immancabilmente produceva il raggio e lo indirizzava verso il bersaglio stabilito. Sembrava che non succedesse un bel niente ed invece la cosa accadeva. Lo viveva come una sorta d’inganno e questo le metteva sempre addosso un gran disagio.

“Mi dia l’audio !”

La suora alzò il volume del mixer; nel momento in cui il canale audio venne aperto ci fu un leggero scroscio che subito si amalgamò con il rumore di un intenso sciabordio prodotto dall’agitarsi dell’uomo nell’acqua “Vi dico che sento le gambe !!! Le sento !!! Io… Io… E’ incredibile!!.

Pazzesco !!!” E come un dio marino, si sollevò nel bel mezzo della vasca ebbro di gioia. “Andrea !!! Amore mio è una cosa bellissima !!!”.

“Aaah ! Oh mio Dio !!” “Ma cosa ?” “Chi?” “Quel signore laggiù !” “Miracolo !!!” “Guardate la moglie, come piange ! E’pazza di felicità !!”.

“L’ho visto io stesso !” “Non camminava !” “Miracolo !” “E’ entrato in carrozzina !” “Santissima Madre misericordiosa !!!” “Miracolo !!!”.

Padre Amos sembrava in estasi, con gli occhi chiusi e il capo leggermente reclinato all’indietro assaporava con voluttà quel festoso strepitio.

La suora appariva pallida; in una mano stringeva un piccolo crocifisso. Le nocche erano bianche per la pressione esercitata. “Bene, qui abbiamo finito !” Sentenziò di punto in bianco il chierico “Spenga tutto e torni pure al suo officio”.

“Padre…” Si riscosse lei e levò su di lui uno sguardo fin troppo eloquente. Padre Amos intuì al volo che la donna voleva riprendere un discorso che lui non intendeva affrontare nuovamente per nessuna ragione al mondo.

“Oh suor Agatha… Ne abbiamo già discusso, mi pare ! Credevo che ci fossimo chiariti semel pro semper, che avesse compreso…”.

“Lo so, lo so…” Piagnucolò lei e cominciando con un filo di voce e prendendo via via sempre più tono “E’ che questa cosa proprio non… non è forse… una… una… Truffa !” Sbottò infine.

“Oh Santissima Vergine ! Una truffa ?! Quell’uomo cammina ora, o no ? Una truffa ! Ah !!”

“Sa benissimo che non intendo questo.” Sibilò acidissima. “Potremo fare tanto più bene ! Curare tante persone… Tutte !”.

“Noi non siamo un ospedale ! Noi siamo la Madre Misericordiosa, la sola che ci può dare l’unica cosa di cui il genere umano ha veramente bisono: La fede!! Con la vera fede l’uomo è in grado di vivere una vita serena e colma d’amore nonostante le avversità ! E, badi bene: NONOSTANTE !”.

Certo se si da il caso che, di quando in quando, venga a prodursi un accadimento peculiare e sbalorditivo che lo sproni a proseguire su un retto cammino di preghiera e di speranza, tanto meglio !”.

“E’ che questo modo d’agire mi sembra, scusi se mi permetto, quantomeno ingiusto verso molti… Temo che quando sarà il momento il giudizio di Dio non sarà certo tenero con noi…”.

“Il giudizio di Dio…” Trasecolò padre Amos e se la suora non l’avesse conosciuto per quel sant’uomo che era, avrebbe forse sospettato che si stesse trattenendo dal ridere.

“Cosa vuole che le dica ? Non è certo colpa mia se Dio di miracoli non ne fa ! E, in tutta franchezza, se li facesse credo proprio che la cosa funzionerebbe esattamente nella stessa maniera ! Perciò gioisca per quell’uomo così amorevolmente salvato dalla sventura e si ricordi di aver avuto una parte preziosissima nella sua salvezza, è pur sempre un merito lodevole. Ecco come verrà giudicata, come una benefattrice ! Non si angusti con tutti questi dubbi !”.

L’occhio si indirizzò con un impulso quai indipendente dalla sua volontà al grande orologio da parete alle loro spalle.

“Tu guarda, mezzogiorno in punto ! Ottimo, ho decisamente appetito !” E con uno svolazzo delle vesti uscì dal laboratorio.

Suor Agatha vagò con lo sguardo per l’ambiente spoglio, se ci fosse stato un crocifisso avrebbe posato su di esso gli occhi leggermente arrossati,non solo per le lunghe ore di permanenza davanti a uno schermo e avrebbe sospirato. Ma di crocifissi li dentro non ce ne erano, sicché si limitò a sospirare profondamente.

Si ringrazia : Filippo Fronza e Alvise Grancelli per i consigli e i suggerimenti.

Trento, 25 7 2017