STORIA DEL MANTOVA CALCIO

di Matteo Kogoj

Il Mantova calcio: storia di una società con 106 anni di vita

Sebbene la data ufficiale della nascita dell’Associazione Mantovana del Calcio si stabilisca il 24 marzo del 1911, il nuovo sport mosse i primi passi già 5 anni prima. I pionieri del calcio mantovano sono Ardiccio Modena e Guglielmo Reggiani, il primo di ritorno da Liverpool dove aveva lavorato per qualche tempo, contagia l’amico: assieme comprano un pallone e fondano nel 1906, il Mantua Football Club. La società che disputava le sue partite in Piazza Virgiliana, ha vita breve: Modena costituisce la Vis et Virtus, mentre Reggiani fonda il Gruppo del Calcio. Si procede a binari paralleli, fintantoché nel 1911 le due società si unificano dando vita all’Associazione Calcio Mantova. Il primo campionato ufficiale risale alla stagione 1914/’15, l’ultima prima della Grande Guerra, in cui il Mantova partecipò al torneo di Promozione classificandosi al secondo posto, dietro le spalle della Jucunditas Carpi¹. Alla ripresa dell’attività agonista, nel ’19, durante una partita in casa con il Modena, finì a botte e l’Aciemme venne multata di 10 lire poiché l’arbitro fu costretto a barricarsi negli spogliatoi per più di un’ora. Il Mantova concluse al terzo posto in classifica alle spalle di Bologna e Modena, mentre l’anno successivo si migliorò piazzandosi al secondo posto, ancora dietro al Bologna. Passano gli anni e il Mantova gioca tra Prima e Seconda divisione, sempre ben figurando con tutte le squadre, fino alla stagione 1928-1929 quando la squadra retrocede in Seconda divisione, rimanendovi sino al dopoguerra. Il Mantova ritorna in B per tre stagioni dopo il Secondo conflitto mondiale, dopodiché inizia una discesa culminata nel tracollo, causato da una situazione finanziaria rovinosa,  dell’annata 1953-54, allorquando i virgiliani arrivano ultimi con sole 3 vittorie all’attivo retrocedendo così in quarta serie. Da quelli ceneri però sta nascendo una favola: ringiovanito l’organico con giovani e promettenti ragazzi mantovani, la squadra dalla stagione 1956/’67 comincia una scalata memorabile.

Quattro promozioni in cinque anni portano il Mantova, ora biancorosso, dalla IV serie di Eccellenza alla serie A. Il campionato più epico è forse il 1958-59, serie C, dove strapazza gli avversari guadagnandosi da un giornale di Lucca l’appellativo di Piccolo Brasile. (Sogliani, 2011: 25)

L’epopea del Piccolo Brasile ha inizio nella stagione 1955/’56, ed è legata indissolubilmente al suo allenatore, Edmondo Fabbri, un tecnico autoritario e preparato che seppe guidare la squadra a grandi successi.

Dalla fondazione alla seconda guerra mondiale

L’avventura del calcio approda in riva al Mincio per merito di due pionieri: Ardiccio Modena e Guglielmo Reggiani. Il primo nemmeno ventenne era andato a lavorare come cameriere in Inghilterra, a Liverpool. Cinque anni più tardi, tornato a Mantova calamitava l’attenzione di una certa gioventù studentesca (e non solo), dando risalto alla sua esperienza fuori dai confini attraverso racconti calcistici. Ardiccio contagia l’amico Guglielmo e assieme ad un nucleo di mantovani amanti dello sport in genere, costituivano nel 1906 una nuova società dal nome inglese: il Mantua Foot Ball Club.

La dettagliatissima “Storia del calcio mantovano” di Bruno Pasino, apparsa a puntate sulla «Gazzetta di Mantova», e purtroppo fermatasi al 1920, riporta tutti i documenti relativi alla nascita del primo sodalizio mantovano, il «Mantua foot-ball club». Perché Mantua e non Mantova? La patria del foot-ball moderno è l’Inghilterra e i nomi delle prime società sono, per un debito di riconoscenza verso la patria di questo sport, o magari per vezzo, inglesizzati: Genoa and Cricket Foot-Ball Club, Milan Foot-Ball Club; oppure strambi, comechessia: Juventus (che sarebbe poi stato, tradotto in italiano dal latino, il distintivo di un partito che avrebbe fatto di lì a un bel po’ d’anni tanto baccano), Andrea Doria, e via dicendo. ( Il Mantova anno per anno di Mario Cattafesta in AA.VV., 1961: pag 14)

Siamo in quel, purtroppo, breve periodo di prosperità economica che precedette il primo conflitto mondiale allorquando la quasi assenza di avvenimenti nazionali e internazionali portava l’interesse del pubblico verso manifestazioni di carattere pacifico, seppure agonistiche, come per l’appunto possono essere quelle sportive. Anche a Mantova l’attività sportiva attirava l’interesse delle persone.

Nell’assegnazione dei ruoli societari, non appariva il nome di Guglielmo Reggiani, comunque tanto impegnato in prima persona da anticipare addirittura soldi suoi, come del resto fece lo stesso Ardiccio, indispensabili per l’acquisto del primo pallone. Modena lo aveva trovato in un negozio di Verona e non precisamente a buon mercato: lire 12, finanziate equamente con “al Vècio, tre caurìn a testa (sulle monete da due lire appariva il Conte Camillo Benso). (Dall’Ara, 2011: 22)

Durante il rigido inverno e le nevicate dell’epoca, non si pensava certo di giocare, ma la primavera del 1907 concedeva finalmente climi e spazi praticabili in Piazza Virgiliana o sull’ippodromo del Te. Erano un numero sufficiente per organizzarsi in due squadre confrontandosi in famiglia, sebbene si sentisse la necessità di affrontare un avversario vero. Così per la prima uscita del 26 maggio, si scelse di incontrare l’Hellas Verona (nata nel 1903), all’arena romana che qualche mese prima aveva accolto Buffalo Bill con il suo circo. La partita finì a favore degli scaligeri per due reti a zero, e si decise di ripetere la sfida un mese più tardi all’ippodromo del Te, davanti a un migliaio di spettatori (ma non si pagava il biglietto), che anche il quell’occasione vide prevalere la squadra veronese per tre a zero. Il sodalizio del Mantua Foot Ball Club entrò ben presto in crisi per via di contrasti nei rapporti interni, sebbene non si conoscano i motivi scatenanti di tale rottura. Dalle ceneri sorgevano, la Vis et Virtus un club studentesco con allenatore Modena,  e il Gruppo Calcio guidato in panchina da Reggiani. Tuttavia il doppio binario non poteva funzionare a lungo, sicché prevalse nel 1911 un’ondata di buonsenso: le due società chiusero la loro breve esperienza per rinascere nella Associazione Mantovana del Calcio. Nuovi malumori portarono ancora alla scissione: Reggiani e Modena fuori dall’AMC diedero vita alla Juventus Football Club Mantova.

[…] la domenica 29 marzo 1914, all’ippodromo del T, veniva inaugurato il «sistema smontabile» per recintare il terreno da gioco «di 110 metri di lunghezza per 70 di larghezza con una ben studiata applicazione di legnami e grandissimi tendoni e ciò contemporaneamente, per la durata di poche ore, asservendo comodità per il pubblico» con l’utilizzo per la prima volta di legnami e tendoni, favorendo la comodità del pubblico che assisteva la partita. Il cronista della Gazzetta di Mantova dava risalto alla presenza di “signore e signorine”, racchiuse nelle loro eleganti toilettes, Mondanità e gaiezza al massimo anche sul campo: Juventus batte Audax Modena 4-0, con Ardiccio Modena in porta e Reggiani difensore, indomabili ultratrentenni, ma al passo d’addio. (Dall’Ara, 2011: 26)

Sull’onda del successo, il colpo di scena: il vincente Reggiani accettava di rientrare nell’Associazione Mantovana del Calcio, come allenatore, con il nuovo presidente Ugo Michielotto, direttore dell’Azienda del gas. Grandi progetti fanno da cornice a questa nuova avventura con tribune attorno al terreno di gioco, parterre, spogliatoi e pista di 600 metri in polvere di carbone, per tener buoni i pedestri anticalcio. Sull’onda di questi cambiamenti, Reggiani convinceva il presidente a iscriversi al primo campionato, in Promozione². In questo campionato la squadra vince 4 gare su 6 (di rilievo l’altisonante punteggio di 6 a 1 inflitto al Reggio F.B.C.), e verrà interrotto per lo scoppio della Guerra. La presenza di parecchi militari alleati, perlopiù inglesi, in una zona lontana dal fronte, è per il Mantova un motivo di crescita: nei momenti di svago si organizzano partite e si apprendono i trucchi dai maestri del mestiere. Terminate le ostilità, il Mantova, che nel frattempo assume la denominazione di ACM, nel 1919 può fregiarsi di essere invitato dalla blasonata Internazionale di Milano ad un torneo di Pasqua e perdere soltanto di misura (2-1) contro la compagine meneghina. Alla guida della formazione c’è Reggiani che, tra alterne vicende, ritroveremo alla guida del Mantova per altri 30 anni³.
I primi anni ’20 fanno ben sperare per il futuro, infatti nella stagione 1919-20 il Mantova è già una squadra che si fa rispettare nel girone emiliano del campionato di Prima Categoria, valevole per lo scudetto. Cominciano i primi derby e i primi scontri tra tifosi: al termine di Mantova-Modena si verificano botte tra tifosi (con l’arbitro assediato), replicati nella gara di ritorno in terra emiliana, cui fa seguito la prima multa alla società dell’ammontare di 10 lire. Alla fine del torneo il Mantova giunge terzo, dietro Bologna e Modena. Il campionato 1920-21 è il primo davvero importante disputato dal Mantova, sempre nel girone emiliano: soltanto una sconfitta contro il Bologna e secondo posto che garantisce l’accesso alle semifinali, dopo aver battuto nello spareggio il Parma 1-0 in Emilia e 4-0 in casa. Nulla da fare però con gli squadroni di Torino e Legnano. Nel 1921-22 le squadre parteciparono a campionati diversi, quello organizzato dalla Figc, vinto dalla Novese, e quello della neonata Confederazione Calcistica Italiana nella quale giocarono tutte le grandi,compreso il Mantova. In un girone di ferro che vide affrontarsi tra le altre, Pro Vercelli, Novara, Bologna, Juventus, Hellas Verona e Milan, i virgiliani centrano il quarto posto finale.
La pagina più bella e amara va di scena a Torino contro la Juventus, quando il Mantova vince 2-1, ma la gara verrà annullata per un presunto errore tecnico arbitrale, cosicché nella ripetizione finirà in pareggio. Nella stagione 1922-23 si menziona un prestigioso successo a Milano contro l’Internazionale (2-3), ma viene ricordato soprattutto per la prima retrocessione: nella gara decisiva con il Bologna del 6 maggio 1923 contro la Virtus F.C., diretta concorrente per la salvezza, i bianco-azzurri vengono battuti 1-0, frutto di un arbitraggio inqualificabile capace di spiegare le 36 punizioni contro i virgiliani. Si saprà soltanto un anno più tardi che quel giorno era girato un lenzuolone (una banconota da 1000 lire), il quale costò il 6 luglio 1924 la radiazione dell’arbitro Giuseppe Venegoni di Legnano, ed anche ad un giocatore della Virtus, società che verrà esclusa dall’attività. Dopo un anno in seconda divisione, arriva il colpo di scena con il Mantova reintegrato in Prima divisione come risarcimento al torto ingiustamente subito. Il campionato 1924-25 si svolse in un clima di alta tensione politica, con l’avvento della dittatura fascista. La sconfitta interna con il Novara scatenava proteste e incidenti che costarono la conseguente squalifica del campo. La sfida con la Spal si disputò sul campo neutro di Modena, dove giunsero al seguito tifosi mantovani, che organizzarono il primo treno speciale. La partita fu un trionfo per il Mantova che si impose sui ferraresi con un roboante 4 a 0; al termine del campionato si rese necessario uno spareggio-salvezza proprio con la Spal, a porte chiuse in quel di Milano il 30 agosto 1925 alle 8 di mattina, dove in 10 uomini, il Mantova ebbe la meglio per 3 a 1. L’anno seguente i biancocelesti arrivarono ultimi con solo 8 punti, salutarono la Prima (che era la serie A di oggi), per scivolare in Seconda divisione. Il campionato 1925-26 fu l’ultimo campionato che il Mantova disputò con le grandi, infatti dalla stagione seguente comincia un lungo periodo di anonimato per il calcio mantovano. Disputa ancora il campionato di Prima divisione, ma in realtà corrisponde alla serie B, in cui il la compagine mantovana stenta a decollare. Successivamente si passa in serie C, dove i biancocelesti rimangono fino all’interruzione dovuta agli eventi bellici. Si ricorda il campionato 1931-32 dove il Mantova conclude al terzo posto, mentre nella stagione 1934-35 il Mantova si scuote dall’apatia e disputa un eccellente campionato: sebbene per lungo tempo la formazione mantovana fu in testa alla classifica, si vide tuttavia superare proprio alla fine dalla Reggiana, che vincerà il campionato. Nonostante la delusione per la promozione mancata d’un soffio, si riaccende l’entusiasmo dei dirigenti -in primis nel presidente l’Avv. Emilio Fario-, che allestiscono per la stagione successiva una squadra competitiva in cui spicca il fuoriclasse ungherese Hirzer, con dichiarati proclami di salire di categoria. Sarà un campionato importante dove non mancano le soddisfazioni sportive e un secondo posto conseguenza di un calo  nel finale che compromise la stagione. Questa voglia di riscossa sarà di breve durata: il Mantova smobilita, perde i pezzi migliori e i soldi da spendere sono pochi4. Nel 1939-40 la situazione economica diventa più fiorente sicché il Mantova ritorna a disputare un campionato di alto livello anche se i 42 punti finali non sono sufficienti per vincere, tuttavia la squadra ritrovò la passione popolare, inaugurando una sorta di ciclo malgrado le difficoltà derivanti dallo scoppio della guerra. Nell’annata 1940-41 la squadra raggiunge la vetta della classifica, ma come per una maledizione inciampa nel momento più importante, la sconfitta di Piacenza (1-2). L’evento bellico ha continuato a condizionare i campionati del Mantova, dove peraltro si mette in luce con ottime prestazioni che sembrano il preludio ad un prossimo campionato vincente. La vicenda bellica però precipita e, tra bombardamenti e tragedie, il torneo 1943-44 termina dopo solo 8 gare giocate.

 

Dal dopoguerra all’epopea del Piccolo Brasile

La seconda guerra mondiale volge al termine, il Mantova riprende la propria attività ripartendo da una serie B con 12 squadre e a più gironi e conclude il primo torneo al decimo posto. L’anno seguente si giunge ottavi con l’intramontabile Reggiani in panchina, e dal campionato 1948-49 con la riforma dei tornei il Mantova scende in serie C, dove peraltro ben figura. Nelle successive tre stagioni vengono collezionati in successione, un quinto, un quarto e nientemeno che un secondo posto nel 1951-52 culmine di un campionato di grandi soddisfazioni, con 77 gol realizzati e il primo posto sfumato solo per un paio di sconfitte, merito anche di una straordinaria annata del Piacenza, che finirà a 55 punti contro i 52 del Mantova. La seconda piazza ha permesso perlomeno l’accesso alla nuova serie C nazionale. Una nuova crisi economica in seno alla società porterà la squadra a retrocedere nella stagione 1953-54, con l’ultimo posto, per effetto di soli 17 punti conquistati e sole tre vittorie. Si riparte dalla quarta serie, con presidente Arnaldo Bellini ed una squadra rivoluzionata di sana pianta con tutti ragazzi giovani e mantovani. Nessuno probabilmente all’inizio aveva pensato che con quei ragazzi si stava costruendo un sogno sportivo, una vera e propria favola calcistica. Quei ragazzi provenivano perlopiù dalla squadra cittadina del Sant’Egidio, mentre l’allenatore è un debuttante romagnolo di Castelbolognese, “che plasma un gruppo a sua immagine e somiglianza”5. Edmondo Fabbri (questo è il nome del nuovo mister) è stato un buon giocatore in serie A, veniva chiamato Topolino dai giornalisti per via della statura ridotta e per le sue movenze guizzanti con cui sgusciava via ai difensori avversari. Sapeva gestirsi bene, lo dimostra il fatto che riuscì a strappare centomila lire al presidente Bellini, che sperava di cavarsela con cinquanta6.

Le fortune del Mantova coincidono con la direzione tecnica dell’allenatore Fabbri. Quando arriva trova una squadra quasi interamente composta da giocatori mantovani e un promettente numero 10 ragazzo di Olbia, tal Gustavo Giagnoni. Oltre a questi vengono ingaggiati alcuni ragazzi provenienti da formazioni del panorama provinciale: dai “Pirati del Mincio” di Governolo, il portiere William Negri, il centravanti Beduschi, la mezzala Furini, e dal Sustinente l’attaccante Craici. La stagione 1956-57 è di assestamento, ma dalla successiva ebbe inizio una scalata senza precedenti. Prima che cominci la stagione, precisamente il 13 settembre, l’avvocato Arnaldo Bellini comunica un annuncio importante: il cavaliere di Gran Croce Edgardo Bazzini (già presidente della Roma nell’anno dello scudetto 1942-43), assicurava un rilevante contributo economico alla società in cambio dell’abbinamento pubblicitario con l’azienda di petroli OZO, che aveva una raffineria alle porte della città. Con l’avvento del nuovo sponsor il Mantova cambiò, oltre al nome, anche i colori sociali, dallo storico bianco-celeste si passò al bianco-rosso: sebbene quest’ultimo apparisse nella composizione cromatica  dello stemma comunale, non bastava per quietare i mal di pancia dei più nostalgici. Non si può non menzionare, inoltre, l’ingresso in società di Italo Allodi, giunto a Mantova da Suzzara nelle vesti di calciatore e successivamente affermatosi come il primo vero general manager del calcio italiano. Con la riforma dei campionati bisognava perlomeno arrivare nei primi sei per aggiudicarsi l’accesso alla Quarta serie d’Eccellenza. A fine campionato si giunge secondi, con il mantovano Dante Micheli uomo-gol, con 16 reti all’attivo. Il campionato 1957-58 è la terza stagione in riva al Mincio per Fabbri, mentre Allodi è passato dal campo alla scrivania: i biancorossi a fine stagione riescono a centrare la seconda promozione consecutiva e approdano in serie C. Momento nero della galoppata, lo 0 a 0 con Hellas al Martelli, con l’arbitro assediato per un’ora e costretto a lasciare lo stadio sotto scorta. Il campionato più esaltante è probabilmente quello della stagione 1958-59, quando l’OZO Mantova strapazza gli avversari; dopo una partenza elettrizzante con un sonoro 8 a 2 al Legnano, il settimanale calcistico lucchese “Il Rossonero” presentava il Mantova così: “Ma arriva un piccolo Brasile?”. Era un Mantova trascinante che richiamava numerosi tifosi al suo seguito, nella stagione della Vespa e della Lambretta, del Cucciolo Ducati e delle prime Fiat 600: furono 1200 i tifosi che seguirono la squadra a Piacenza, altrettanti si presentarono a Cremona7.

A Piacenza si organizza un treno speciale: il costo di andata e ritorno, comprensivo del biglietto d’ingresso è di 600 lire. È la prima autentica trasferta in massa che ricorda quella del febbraio ’52 allorché il Mantova lottava per il primato di serie C. Allora a Piacenza calarono circa 2.000 tifosi mantovani a bordo di 29 pullman. Stavolta tocca al treno, senza contare pullman e auto: il Mantova si impone per 3-1 mentre il Siena perde a Carbonia per 2-0
Il calcio, di questi tempi, è un fatto sociale. Uomini donne, vecchi e bambini tutti si interessano del Mantova che attraverso il calcio reclamizza le bellezze di una città per troppo tempo lasciata dormire in un mare di nebbia. La “febbre dalla domenica pomeriggio” ha contagiato l’intera popolazione mantovana. Sì, perché anche la provincia risponde in massa: ci sono fermate obbligatorie per pullman ed auto che raccolgono tifosi provenienti da Quattrelle, da Viadana e da Castiglione, tanto per citare i comuni più distanti. Bagnolo San Vito, grazie alla sapiente regia di Vittorio Graffigna, diventa la roccaforte del tifo biancorosso: tre-quattro pullman per le trasferte, decine e decine di abbonamenti. Guai a chi parla male del Mantova! (Gazzoli, 1992: 52)

Il Martelli era sempre gremito in ogni ordine di posti, e all’ultima giornata i biancorossi sono in testa alla classifica con gli stessi punti del Siena: l’OZO Mantova gioca a Casale Monferrato con il sostegno di 1500 tifosi arrivati dalla Lombardia, vince 2-0 ma è vittorioso pure il Siena cosicché lo spareggio è inevitabile, in campo neutro a Genova il 28 giugno 1959.

Mantova si organizza per questa disfida che rimarrà memorabile e che ha coinvolto mezza Italia. Due treni speciali al prezzo di 800 lire: partenza alle ore 6,55 da Mantova, arrivo a Genova alle 12,40; rientro da Genova alle ore 1,45. Primo treno con biglietti dal n. 1 all’800; secondo dall’800 in su. 15 pullman: espresso Cosmik, Porto Mantovano, Suzzara, Bozzolom Edison, pullman organizzato da Bruno Pasino, tre di Bagnolo S. Vito, due da Rivalta, due dell’amministrazione provinciale, due della Bocciofila. […] Alle 17 allo stadio Marassi ci sono 6.000 mantovani. Cadè, dopo pochi minuti, è costretto ad uscire per stiramento, il Mantova gioca in dieci. Lui si dispera negli spogliatoi ma i biancorossi sono forti. Giagnoni comanda in campo e Fantini nel finale mette il sigillo con un gol capolavoro: il Mantova è in serie B. (Gazzoli, 1986: 20)

Finirà in trionfo con i Mantovani vittoriosi per 1 a 0 (rete di Fantini), dopo un incontro sofferto. Per questa partita vi fu una vera e propria mobilitazione generale: partirono due treni speciali (al prezzo per persona di 800 lire), una quindicina di pullman, più le auto. I seimila mantovani sugli spalti assistettero ad una prestazione sportiva da grande squadra, capace di risolvere l’incontro con un uomo in meno dopo l’infortunio di Cadè costretto ad abbandonare il campo. Immagini televisive dell’Istituto Luce catturarono in quell’occasione le opposte tifoserie affrontarsi sulle gradinate, ma anche festanti tifosi virgiliani al termine della partita che salutavano la storica promozione in serie B. Le cronache locali parlarono di notte insonne nella città lombarda in attesa di accogliere gli eroi del trionfo, mentre per il giorno seguente erano previsti i festeggiamenti in Piazza Erbe con discorsi celebrativi e consegna di medaglie8. Quella squadra eccezionale, per ottemperare alle leggi del bilancio, venne letteralmente smantellata, era il tramonto del Piccolo Brasile.

 

I campionati di serie A negli anni Sessanta

La prima stagione in serie B si conclude con un rispettabile quinto posto, ma nel campionato 1960-61 successivo il Mantova regala ai propri sostenitori un capolavoro sportivo arrivando secondo alle spalle del Venezia, garantendosi il diritto a partecipare la stagione seguente al massimo campionato nazionale. Una città ed una provincia intera si trovò a sognare ad occhi aperti.

La storia dello sport è ricca di carriere e di records straordinari, di ascese vertiginose; e Mantova ne vanta parecchi nei suoi libri d’oro. Ma quello che ha saputo fare in soli tre anni la nostra squadra di calcio ha del prodigioso, dell’incredibile: dalla categoria minore alla massima divisione, dal mondo piccolo all’aristocrazia del calcio italiano. C’è persino il timore, oggi, che la gran corsa sia stata troppo veloce, che l’ardimento abbia spinto la squadra troppo avanti, con tutti i rischi del possibile isolamento successivo in un campo difficile e minato. Ma se ben ricordo, sono gli stessi dubbi, gli stessi timori che affiorarono anche al passaggio nella seconda categoria. Niente timori dunque, esultiamo per il riuscito gran salto. Da oggi anche la nostra Mantova, già famosa per i suoi grandi campioni del passato, entra, con gli entusiasmi freschi dei neo-laureati, nella schiera eletta e illustre del calcio nazionale. Tutte le più gloriose squadre passeranno da ora in poi sul campo del Mantova, forse il più sbigottito di tanto e mai creduto onore. Un orgoglio per lo sport virgiliano, una responsabilità per giocatori e dirigenti, ai quali noi non chiediamo altri miracoli, altri voli prodigiosi,ma soltanto di continuare con la serietà di sempre per essere degni dell’alto traguardo raggiunto, di un traguardo che oggi esalta e commuove chi fondò molti anni fa l’A.C. Mantova, senza pretese, e neppure sognando di arrivare un giorno a così ambito rango nazionale. Da lontano continueremo a seguire le sorti della nostra svelta squadra, partecipando alle sue gioie, fieri come sempre della nostra città e delle sue fortune (Il gran volo di Guido Giardini in AA.VV., 1961: pag. 10)

Il ristorante Gastone in piazza Cavallotti diventa “Università del calcio” per  il dibattito continuo dei tifosi fabbriani ad oltranza, in antitesi polemica con il Bar Sociale, frequentato soprattutto dagli anti-omino di Castebolognese. A partire dal 1961-62, in pieno boom economico, il Mantova disputa 12 campionati consecutivi tra la serie A e la serie B, 7 nel massimo campionato e 5 tra i cadetti. La formazione sorta dalle ceneri del Piccolo Brasile è una squadra quadrata che già dal primo anno riesce a togliersi sul campo parecchie soddisfazioni. Prima sotto la presidenza di Giuseppe Nuvolari, succeduto ad Arnaldo Bellini, poi con Andrea Zanesini (quistellese trapiantato a Milano), il Mantova gioca ad armi pari con squadroni ben più blasonati, come al debutto in serie A con la Juventus a Torino quando costrinse i bianconeri al pareggio. Il primo anno di serie A si conclude con al 9° posto con 32 punti, miglior risultato della sua storia. Per affrontare il primo campionato nella massima serie, il presidente Bellini provvede all’ingaggio degli stranieri: dal Santos arriva il “Pelé bianco” Angelo Benedicto Sormani, dalla svizzera Tony Allemann, e sempre dal Brasile Nelsinho, che non darà buona prova delle sue capacità tecniche. Molti elementi in partenza da Mantova raggiungono traguardi oltre modo importanti: Edmondo Fabbri, a seguito di una comoda salvezza alla sua prima stagione in serie A, siede direttamente sulla panchina della Nazionale italiana, convocando in azzurro il portiere William Negri e l’oriundo Angelo Benedicto Sormani, il primo calciatore brasiliano della storia del Mantova.   Carburo verrà acquistato dal Bologna per 95 milioni, da certuni giudicati pochi, dopo 7 stagioni nel Mantova e dopo aver già esordito in Nazionale a Vienna, nella cui occasione venne eletto “eroe del Prater” per la sua straordinaria prestazione. Vinse lo scudetto nel 1963 con la squadra felsinea nella celebre finale-spareggio a Roma contro l’Inter di Helenio Herrera. Sormani passò invece alla Roma (per 200 milioni di lire, più Nicolè, Manganotto e Torbjorn Jonsson già 25 volte nazionale svedese) per poi approdare in altre importanti squadre di serie A, come il Milan (con cui vinse trofei nazionali e internazionali) e il Napoli. Anche dietro la scrivania vi furono partenze illustri: Italo Allodi sceglie la carriera dirigenziale e andò a disegnare la grande Inter di Angelo Moratti. Il dopo Fabbri agitava sempre l’attesa del popolo biancorosso, ripagata però dal nome e dal prestigio del nuovo allenatore: nientemeno che Nandor Hidegkuti, reduce da un terzo posto ottenuto con la Fiorentina e una carriera invidiabile da calciatore con 68 presenze con la nazionale ungherese (più due Mondiali). Di lui piacevano il suo tratto da gentiluomo e che portasse a Mantova la famiglia9. Concluso il campionato 1962-63 al 13° posto, l’allenatore magiaro rassegna le dimissioni ufficializzate con una lettera redatta nello stile dell’uomo. Il buon lavoro svolto da Fabbri crea una sorta di scuola allenatori, che dal campo passano alla guida tecnica con ottimi risultati: Giancarlo Cadè e Gustavo Giagnoni, già protagonisti del piccolo Brasile, realizzano, dopo una retrocessione ciascuno, l’impresa di riportare il Mantova in serie A. La sera del 17 giugno, scendeva al Martelli per un amichevole con i biancorossi, Pelè con il suo Santos: per la cronaca la partita finì 2 a 1 per i brasiliani con un gran gol di “O’ Rey” su punizione. In quegli anni i biancorossi venivano invitati a partecipare persino a tornei internazionali.

 

Gli anni ’70: l’ultima stagione in A e la retrocessione in serie C

Nell’ultima fugace apparizione nella massima serie nella stagione 1970-71, la squadra non riesce a ottenere la salvezza sul campo, si toglie però la soddisfazione di battere il Milan di Rivera a San Siro con gol di Franco Panizza di Marmirolo. Con l’avvenuta retrocessione della squadra in serie C si rompe quella sorta incantesimo sportivo sancito da un ciclo favoloso che portò un’intera città alla ribalta nazionale. Per Sogliani è stata “una storia quasi ammantata di magia”10, quella del Mantova che dal calcio dilettantistico alla serie A, ha scalato vertiginosamente le categorie senza che nessun’altra formazione sia riuscita, prima o dopo, a eguagliare questa impresa. Similmente l’imprevista discesa in due anni (dalla massima divisione al semiprofessionismo) appare del tutto incredibile, cosicché dal 1973 ogni anno il Mantova riparte con grandi propositi per ritornare quanto prima nel calcio che conta. Tuttavia cominciarono lunghi anni di oblio, in cui si alternarono frequenti cambi societari non supportati da risultati oggettivamente positivi. La stagione 1977-78, dopo l’ennesima ristrutturazione, si profila come una buona annata con Ugo Tomeazzi in panchina che da spazio anche a giovanissimi tra i 17 e i 20 anni, schierando centravanti il ventiquattrenne attaccante Sauro Frutti capace di realizzare 15 reti stagionali: il terzo posto finale permette di guadagnare l’accesso alla nuova C1.

 

I campionati di C1 e C2: tra sogni di gloria e fallimenti societari

L’annata 1980-81 è intrisa di ottimi auspici (con il solito Frutti autore di 17 centri complessivi) tant’è che la squadra frequenta per tutto il campionato i piani alti della classifica, salvo arrendersi tra le mura amiche alla Reggiana, nel finale di stagione davanti a 11.586 paganti. Eppure, dopo l’illusione di una promozione in B sfiorata proprio in dirittura d’arrivo, la stagione seguente sarà avara di successi con l’amarezza della retrocessione in C2, la vecchia quarta serie. Nel 1983 a società presieduta da Paolo Artioli venne dichiarata fallita, ma nonostante la bancarotta il Mantova riuscì mantenere la categoria acquisendo la denominazione di Nuovo AC Mantova, segnando il passo all’era scaligera, costituita da tre imprenditori veronesi (nell’ordine Vassanelli, Natale, Pasquali) che gestirono per un lungo periodo e in momenti diversi la società virgiliana. Durante questo periodo, a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, la squadra fa la spola tra la C2 e la C1, con due promozioni e altrettante retrocessioni. Rimane indelebile nella memoria per tutti i tifosi mantovani il successo ottenuto a conclusione del campionato 1985-86, quando dopo un  estenuante ed entusiasmante spareggio a Piacenza (con oltre 12.000 mantovani al seguito), contro l’Ospitaletto finito 4-3 dopo i calci di rigore, il Mantova viene promosso in C1; all’opposto, parecchio sconfortante, il campionato 1990-91, nel quale il Mantova giunge ultimo in classifica, in un torneo dove colleziona pesanti batoste e 8 sconfitte casalinghe. A conclusione della deludente stagione mette piede in società un personaggio nuovo e sempre veronese, Paolo Grigolo che saprà portare nuovo entusiasmo in riva al Mincio. L’imprenditore edile non bada a spese nei rinforzi e già alla sua prima stagione da presidente, stravince la C2 un mese prima della fine del campionato, con Tomeazzi allenatore e Giagnoni consulente tecnico. L’anno successivo viene ricordato come uno dei più dolorosi per i tifosi, con la squadra che sfiora di un soffio la promozione in B, prima superata dal Chievo nel finale di stagione e poi battuta ai paly-off dal Como, sebbene quest’ultima fosse arrivata quinta al termine della stagione regolare, a 15 punti dai biancorossi. Ciononostante il peggio doveva ancora arrivare. In estate infatti assume consistenza il fallimento societario che stavolta significa esclusione dal panorama professionistico. Il Mantova riparte così dall’Eccellenza regionale, con Romano Freddi presidente (già dal ’79 all’’82), e nel giro di tre anni con due promozioni ritorna presto in C2, dove rimarrà per ben sette stagioni consecutive11.

 

Gli anni 2000: la rinascita e il ritorno tra i dilettanti

Dopo la bellezza di quasi 50 anni la storia sportiva del calcio mantovano rivive i corsi e ricorsi storici del Piccolo Brasile12. Un imprenditore veronese, Alberto Castagnaro, entra a far parte della società nel dicembre 2001, mentre la squadra vive l’ennesimo momento difficile. Il nuovo presidente parla profeticamente di programma triennale, la salvezza il primo anno, i play-off nella seconda stagione, e la promozione nella terza annata. Andrà proprio così, anche se in pochi credevano al progetto, ancor più quando di sedette sulla panchina -proveniente dalla Primavera del Vicenza- Mimmo Di Carlo. Ebbe inizio invece un ciclo che portò la società ed il suo allenatore a scrivere una esaltante avventura del calcio italiano di inizio secolo. Il tecnico frusinate riesce a ben amalgamare e motivare un gruppo solido costruito negli anni vincendo alla sua prima stagione di C2, con tre turni d’anticipo, in una stagione memorabile per Gabriele Graziani che realizzò 17 centri arrivando a quota 58 reti con i biancorossi. La promozione in C1 offriva un’altra novità: al timone della società, ad affiancare Castagnaro. arriva il dott. Fabrizio Lori, trentacinquenne imprenditore mantovano di successo che diventò proprietario del pacchetto di maggioranza del club, risvegliando un entusiasmo d’altri tempi. Lori parla apertamente di serie B e dichiara pure di pensare con ambizione alla massima serie, si prodiga in investimenti importanti, acquistando giocatori già affermati provenienti da categorie superiori. Il suo primo anno -stagione 2004-’05- da presidente è trionfale: vince il campionato di C1 conquistando la promozione ai play-off, portando il Mantova nel calcio che conta dopo 32 di anonimato. Per i tifosi l’entusiasmo è alle stelle, si replicano i festeggiamenti a distanza di appena un anno, e nella stagione successiva il Martelli tornerà ad essere gremito come ai tempi d’oro. Sembra incredibile eppure, alla sua prima stagione in serie B la squadra vola e sino alla penultima giornata compresa del girone d’andata è ancora imbattuta. Nell’ultimo turno del girone di andata perde l’imbattibilità e il primato, che viene conquistato dall’Atalanta. Al termine della stagione regolare guadagnano la promozione diretta la compagine bergamasca e il Catania, mentre il Mantova giunto in quarta posizioni dovrà vedersela nella semifinale con il Modena arrivato quinto: lo 0-0 a Modena e l’1-1 al Martelli significavano la finale contro il Torino. Nella gara d’andata della finale si raggiunge l’apoteosi, con il Mantova che a pochi minuti dal termine della gara prevale sui granata per 4 a1 attraverso un gioco spumeggiante, che diventerà 4-2 dopo la rete di Muzzi. La squadra sostenuta da una confortante ottimismo, frutto della buona prova al Martelli parte per Torino per giocarsi una storica terza promozione consecutiva. Quello che accadeva al Delle Alpi cancellava però brutalmente le speranze con il Torino che riusciva a ribaltare il risultato della gara d’andata e si imponeva per 3 a 1, dopo i tempi supplementari. Una partita fisica con qualche contatto scorretto di troppo, che sarà destinata a rimanere indelebile nella memoria per molti tifosi biancorossi, con tutte le proteste e le recriminazioni per l’arbitraggio che si sarebbe trascinato, fino al lapidario: ci hanno scippato la A!13 Il sogno svanisce, il colpo è di quelli che fanno male ma Lori rilancia e rinforza ulteriormente la squadra promettendo la serie A in tempi brevi. Nel secondo anno di B, con Di Carlo ancora alla guida della squadra, il Mantova si toglie grandi soddisfazioni battendo formazioni ben più blasonate come Juventus, Genoa, Napoli e arrivando ottavo al termine del campionato. Quando il tecnico lascia la squadra per approdare al Parma in serie A, restano le ambizioni, ma il Mantova non ripeterà le ottime  prime due stagioni, e così ha inizio una parabola discendente irreversibile. La squadra comunque riesce a partecipare ad altri 3 tornei in B, l’ultimo dei quali però termina nel peggiore dei modi, al terz’ultimo posto in classifica che significa retrocessione diretta. Il 30 giugno 2010, a causa dell’ammontare dei debiti accumulati dalla gestione Lori (circa 12 milioni di euro) la squadra non riesce a iscriversi al campionato di Lega Pro prima divisione, scomparendo di fatto dal calcio professionistico, a 16 appena dalla sua rifondazione.

 

Nasce il Mantova FC: il ritorno immediato tra i professionisti

Con il fallimento dell’AC Mantova 1911, il popolo biancorosso viveva nell’estate tra lo sconforto per quanto accaduto e il timore che, proprio alla vigilia del centeneraio, si fosse chiusa per sempre l’ultima pagina della storia del Mantova14. Un gruppo di tifosi irriducibili che non accettavano questa eventualità, capeggiato dall’ex presidente Alberto Castagnaro costituisce, il 2 luglio 2010, l’Associazione sportiva dilettantistica Mantova Football Club ottenendo subito l’affiliazione alla F.G.I.C., consentendo alla squadra di iscriversi al prossimo campionato di serie D. Successivamente l’ASD provvederà a trasformarsi in s.r.l. con presidente Bruno Bompieri e con la presenza nel CDA di altri imprenditori mantovani e dello stesso Alberto Castagnaro. Di supporto alla nascente società veniva costituito un progetto di azionariato popolare, il Mantova United, una cooperativa di tifosi che in novembre entrava con il 25% nel capitale del Mantova FC. Questo esempio raro in Italia di partecipazione diretta degli appassionati alla gestione collettiva, rappresenta la prima e vera forma di azionariato popolare nel nostro paese, un segno tangibile di una travolgente voglia di calcio dei tifosi biancorossi. Nonostante il fresco fallimento di poche settimane prima, la nuova società, durante il periodo estivo, si fa carico di una campagna acquisti di tutto rispetto, riportando in riva al Mincio il bomber Gabriele Graziani15 e riuscendo a trattenere giocatori di categorie superiori, come Manuel Spinale e lo storico portiere Mirko Bellodi. Dal canto loro i tifosi non faranno mancare il loro calore seguendo la squadra in casa e in trasferta. Sono 6.000 i sostenitori al Martelli alla festa del centenario con il Cantù e oltre 3.500, sempre in casa, alla terz’ultima giornata di campionato, il 17 aprile 2011, quando vincendo 3 a 0 contro il Castelnuovo Sandrà, la squadra ottiene matematicamente la promozione alla Lega Pro seconda Divisione. Nella speranza che il ritorno tra i professionisti possa essere il preludio di una nuova avanzata verso il calcio che merita una piazza come Mantova.
Il ritorno tra i professionisti non è dei più rosei, al termine della stagione dove si sono avvicendati 3 allenatori e 3 direttori sportivi la squadra si trova a giocarsi la salvezza attraverso i play-out. In semifinale il Mantova si sbarazza del Lecco, dopo l’1-1 dell’andata nella gara di ritorno i virgiliani si impongono 2-1. In finale contro la Vibonese la sfida si dimostra assai meno combattuta, infatti dopo lo 0 a 0 nella partita di andata in Calabria, nel ritorno è apoteosi davanti a 3000 tifosi al Martelli e un 4 a 0 che consente di rimanere in categoria. La stagione successiva vede alla guida un nuovo presidente Michele Lodi, ma nonostante un grande entusiasmo iniziale la squadra arranca e la tribolata stagione vedrà cambi di allenatori e direttori sportivi, con mister Sala e il ds Pelliccioni che verranno prima licenziati e in momenti diversi richiamati. Il Mantova comunque riesce a fare il salto di categoria passando dalla Lega pro seconda divisione alla Lega pro unificata frutto della riforma dei campionati. A Ottobre un nuovo cambio al vertice societario vede l’imprenditore Nicola Di Matteo ricoprire il ruolo di presidente con il 55% di quote, mentre la guida tecnica è affidata all’emergente Ivan Juric che con un gruppo di ragazzi proveniente dal settore giovanile del Genoa e alcuni giocatori svincolati riesce a fare un piccolo miracolo sportivo salvando la squadra con ben 3 giornate d’anticipo. Il 25 giugno Sandro Musso e altri dirigenti della SDL studi di Brescia rilevano le quote del presidente diventando i maggiori azionisti della società. Per la stagione successiva viene allestita una squadra alquanto competitiva tuttavia saranno 2 allenatori a venire esonerati prima che Prina subentri e porti alla salvezza la squadra dopo la sfida play-out con il Cuneo.

Conclusioni

Il mito del Piccolo Brasile e le successive stagioni negli anni Sessanta nella massima serie, hanno rafforzato il mito di una squadra che a tutt’oggi rimane nella memoria popolare. Se è stata repentina la scalata dalla Quarta serie alla serie A, ancora più rapida sarà la discesa, infatti in 14 mesi la squadra retrocede in serie C. Soltanto dopo una lunga attesa durata 32 anni la squadra torna in serie B, alla guida un giovane ma già affermato imprenditore mantovano, Fabrizio Lori, proprietario di un colosso finanziario leader mondiale nella produzione di materie plastiche. La matricola Mantova disputa un ottimo campionato e arriva persino a disputare la finale play-off contro il Torino,  poi persa dopo una contestatissima gara di ritorno. Altri cinque campionati in serie B, l’ultimo dei quali però finisce nel modo peggiore, con una retrocessione e un fallimento societario impensabile soltanto qualche mese prima. Il Mantova è costretto a ricominciare dalla serie D, dove nella sua prima stagione riesce a vincere il campionato aggiudicandosi la promozione in Lega Pro seconda divisione, e di fatto il ritorno tra i professionisti. Nella stagione 2013/’14 la squadra conquista sul campo la nuova Lega pro per rimanerci fino ad oggi.

 

Gazzoli (1992)

2 Dall’Ara

3 Sogliani

4  Sogliani

5  Sogliani

6 Dall’Ara

7 Dall’Ara

8 Gazzoli

9 Dall’Ara

10 Sogliani

11 Sogliani

12 Sogliani

13 Dall’Ara

14 Dall’Ara

15  Nel 2007 era stato pubblicato il libro “Nove – Io e… Mantova”, scritto

dallo stesso giocatore e dall’amico Alberto Sogliani, un atto d’amore verso

la città di Mantova e la sua squadra

 

Bibliografia

Dall‟Ara, R. (2011), Un secolo di calcio. L’avventurosa storia del Mantova Football Club, Tre Lune, Mantova.

Gazzoli, A. (1986), La storia dell’A.C. Mantova, CITEM, Mantova.

Gazzoli, A. (1992), Un grido solo: Mantova. Storia del calcio biancorosso dal 1904 ad oggi, VidiEmme Società Cooperativa, Mantova.

Sogliani, A. (2011), Mantova Football Club. 100 anni insieme [1911-2011], Sappilo Comunicazione, Mantova.