La fortuna se corri troppo svanisce

Saranno state le quattro e un quarto del pomeriggio di quel giorno di Febbraio. Il sole era sceso oltre la montagna che avevamo di fronte ai nostri occhi. Decidemmo di incamminarci attraversando una porzione del lago ghiacciato, accorciando il ritorno verso la mia auto parcheggiata poco sopra la riva opposta. A metà circa del guado, d’improvviso il ghiaccio sotto le scarpe di Beppe cedette in modo atrocemente inspiegabile. Fui colto da una sensazione indescrivibile tra l’incredulità e il panico di essere a mia volta risucchiato verso il baratro. Infatti sebbene pochi istanti prima il mio amico camminasse al mio fianco a poche decine di centimetri dalla mia sagoma, lo strato sotto i miei piedi resse. Mi trovavo nella condizione di non poterlo aiutare, apoplettico, non riuscii nemmeno a urlare con tutto il fiato in corpo per chiamare aiuto, che poi avessi anche gridato lì intorno c’era soltanto silenzio e natura, neanche l’ombra di una persona. Dopo estenuanti tentativi di risalire mi salutò roteando l’avambraccio sollevato dallo strato d’acqua, i polpastrelli della mano giunti come a dire che non ci sarebbe più stato niente da fare. Mi fissò qualche attimo, in volto la maschera comica del celebre attore Totò.

di Matteo Kogoj

MAGISTERMATTE

Ho avuto una vita rocambolesca, è impossibile descriverla in poche righe. Fin da quando ero bambino il mio temperamento irriflessivo mi ha causato un sacco di guai. Ero refrattario alle regole e mi rendevo protagonista di gesti sostanzialmente irragionevoli, dettati perlopiù dalla mia innaturata sconsideratezza. Nel baillame degli anni a venire mi avvicinavo sempre più a quel mondo di gente sconclusionata, uno strambo campionario di tossicomani della peggior risma, ubriaconi puzzolenti, artisti squattrinati, geni incompresi, avvocati deliranti, psicopatici, studenti ripetenti, cialtroni. Sono caduto per la via annusando da vicino e toccando con mano i sotterranei dell’esistenza. Guardare le cose dal fondo, da ultimo, con leggerezza, può riservare sorprese. Mi sono rialzato. Desideravo da molto tempo avere uno spazio dove esprimermi e dare libero sfogo alla mia spiccata e incontenibile curiosità verso le cose della vita. Di seguito trovate le mie impressioni. Chiunque ritiene di avere bisogno, anche solo parzialmente, di questa mia misera produzione intellettuale può saccheggiare liberamente con il mio consenso. Scrivo per soddisfare essenzialmente un piacere personale, poiché mi fa sentire sereno, in pace.